Londinese
Il Barbican e’ il nuovo Stargate
Alla fine ce l’abbiamo fatta ad andare al Barbican!
E volevamo vedere i famosi ucceli suonatori!
E invece niente!
Procediamo per gradi: sabato io e il consorte ci siamo recati al Barbican.
Il Barbican e’ un quartiere residenziale con annesse altre strutture, quali un centro di arte e cultura e una scuola privata, costruito negli anni ‘60 fra Old Street e S. Paul.
Difatti, grazie all’ideona di Hitlen di bombardare Londra fra il ‘40 e il ‘41, la zona di Cripplegate (“Il cancello dello zoppo”, gia’ dal nome si deduce che la zona era un magnete per la sfiga), alla fine della guerra era rimasta tutta sgarrupata e non ci viveva piu’ nessuno.
Allora i nostri eroi, ovvero gli architetti inglesi degli anni ‘60, ben pensarono di progettare una coso fatto tutto di cemento, corredato da tre fulgide torri alte (a occhio) 30/40 km, in modo che potessero perturbare TUTTI i cittadini di Londra, anche quelli che vivono in zona 6. Oltre alle torri ci hanno infilato un piazzale con delle palafitte per gli uomini e un laghetto per le anatre e il Barbican Centre, un centro per le arti dove appunto e’ in corso la mostra sugli uccelli strimpellatori (vedi link).
http://www.barbican.org.uk/artgallery/event-detail.asp?id=9713
Dopo aver camminato per un lunghissimo tempo (almeno 3-4 minuti, nientemeno) lungo sottopassaggi battuti da venti artici e percorsi da auto che andavano a 100 all’ora come Morandi da giovane, siamo finalmente sbucati nella piazza delle palafitte.
La scena era idilliaca (forse anche dovuta al fatto che per entrare nel Barbican devi prendere un’entrata a caso e sperare in Dio di trovare quello che cerchi al piu’ presto, in modo da non passare il resto della giornata a vagare inutilmente per il set di 1984): gruppi e famigliole felici, bambini che correvano contenti, nonne che addentavano i panini e non gli si muoveva la dentiera, il sole che splendeva indisturbato…insomma, una cosa da carie totale.

Per prima cosa abbiamo deciso di andare a mangiare, visto che e’ meglio avere lo stomaco pieno, non si sa mai che possa accadere nella vita,no? Cosi’ ci siamo addentrati nella caffetteria, piena di sole e famigliole felici che magnavano a quattro palmenti. Dopo aver constatato che una baguette da mangiare al tavolo costava quasi 7 sterline e un piatto unico veniva quasi 8, abbiamo deciso di saltare il pranzo e di procedere subito con gli uccelli strimpellatori.
Ma appena varcata la soglia del Barbican Centre vero e proprio l’incubo ha deciso di manifestarsi pienamente, smettendola di prenderci per i fondelli: il sabato E’ la giornata delle famigliole felici, che poi, dopo un’occhiata piu’ da vicino, felici non era che lo fossero poi’ cosi’ tanto. Infatti i genitori erano afflitti al famoso thousand yard stare, fenomeno riscontrato fra soldati testimoni di atrocita’ indicibili. Come ci insegna la nostra amica wikipedia:
“The thousand-yard stare or two-thousand-yard stare is a phrase originally coined to describe the limp, unfocused gaze of a battle-weary soldier. The stare is a characteristic of acute stress reaction, also known as combat stress reaction, which is related to post-traumatic stress disorder.[1]
The despondent stare is a symptom displayed by victims who have succumbed to the shock of trauma by dissociation from it. The phrase originated from military circumstances, but it is a symptom of severe psychological distress that can occur anywhere, and is not unique to soldiers.”
Insomma, volevano essere da tutt’altra parte. (vedi foto rubata da wikipedia del soldato con il thousand yard stare qui sotto)

Orde di bambini avevano preso completamente piede, scorrazzando per l’atrio e invadendo tutti gli spazi possibili. Non potevi camminare senza correre il rischio di prendere a pedate qualcheduno. Anche perche’ ho notato che i bambini hanno la brutta abitudine di non rispettare il tuo personal space, anzi, ti vengono sempre fra i piedi e se non ti sposti poi so’ cavoli amari coi genitori (anche se il piede inizia a prudermi e sento la voglia di togliere il prurito prendendoli a pedate). Tutto il piano era stato trasformato in un enorme asilo, ma era peggio di un asilo perche’ erano coinvolti anche i genitori. E qui si e’ aperto il baratro, una finestra su un futuro prossimo nel quale anche io potero’ i miei figli a fare le attivita’ creative il sabato pomeriggio invece di passarlo come poi l’ho passato-ma questo a dopo.
Il consorte ha iniziato a diventare sempre piu’ nervoso, ha iniziato a girare come un forsennato evitando piu’ bambini possibile, alla ricerca non si sa di che cosa, penso una via di fuga. Abbiamo preso l’ascensore sbagliato (devo dire che gli ascensori sono una delle features giu’ ganze del Barbican,almeno su questo i nostri eroi architetti degli anni ‘60 ci hanno indovinato) e a quel punto il consorte si e’ ritrovato sull’orlo di una sincope, e con le mani tremanti e la voce rotta, ha proferito verbo: “This makes you want to run for a vasectomy”. E su questo punto non ho certo potuto dargli torto, anzi.
Alla fine, dopo un lungo vagare, siamo giunti all’entrata della mostra. Che era difficile da raggiungere vista la fila lunga metri metri e metri che si snodava per meta’ dell’atrio. E tutti quelli che aspettavano erano giovani che tentavano di ignorare la visione dei loro futuri pomeriggi leggendo depliants con espressione torva.
E sapete cosa abbiamo fatto? Abbiamo iniziato a correrecorrerecorrere e fuggirefuggirefuggire fino ad arrivare al pub. (no, in realta’ abbiamo camminato. Mica siamo cosi’ allenati, ma volevo rendere meglio l’idea).
Il prossimo post trattera’ del pub in questione e di che cosa avevamo visto prima di arrivare al Barbican.
Arrivederci e grazie!