Londinese

February 12, 2010

Princi: un pezzo d’Italia a Soho (tanto pe’ cambia’)

Questo blog e’ un po’ morto, direte voi.

O magari non direte niente, cosa piu’ probabile.

Il fatto e’ che in questo ultimo periodo, tanto per essere originali e interessanti, la vita mi sta andando un po’ storta. O forse e’ solo il clima glaciale che mi sta facendo gelare le mani e il sedere e non riesco a pensare (il mio cervello deve essere stranamente collegato al sedere).

Insomma, sono entrata in letargo e non riesco piu’ a uscirne.

In compenso quest’oggi, per tirare su il morale a tutti voi miei piccoli lettori, vi dico che se vi sentite lontani dall’Italia, un po’ homesick e avete voglia di un cappuccino buono servito da gente che parla la vostra stessa lingua,andate da Princi a Soho.

Io ci sono andata un paio di settimane fa con la mia amica N., assieme alla quale ho bruciato un po’ della mia giovinezza in quel di Manchester verso meta’ Noughties. Adesso siamo vecchie e distrutte dalla vita, per cui abbiamo raccolto i nostri sogni calpestati e umiliati per ritrovarci a fare due chiacchiere.

Ci eravamo nuovamente incontrate per caso nel Topshop di Oxford Circus nel Gennaio del 2009. Se ci siete stati sapete che incontrarsi li’ e’ veramente un caso, vista la grandezza del negozio e l’alto numero di mandrie allo stato brado alla ricerca dell’ultima borsetta trendy.

Ci eravamo ripromesse di rivederci, infatti abbiamo impiegato solo un anno per fissare una serata all’insegna delle chiacchiere e dello spetteguless. (Siamo pigre e non ce ne vergogniamo).

Per cui abbiamo fissato (o meglio N. ha fissato) l’appuntamento da Princi in Wardour Street. C’ero passata davanti qualche volta, ma non avevo mai osato entrarci perche’ mi aveva sempre dato l’idea di uno di quei posti in cui ti fanno pagare 5 sterline per un tozzo di pane biologico.

Comunque sia siamo entrate, grazie anche a un simpatico giovane signore che ha aperto una delle porte in vetro massiccio per noi. Ci ha anche incoraggiate, perche’ ha sentito che stavamo parlando italiano (la mia amica e’ infatti di origine italo-camdeniana), sottolineando il fatto che li’ erano tutti italiani.

ORA:

Capisco uno che, appena tolti i vestiti dalla valigia di cartone, messa la suddetta valigia in cima all’armadio della propria cameretta in una casa popolare non ristrutturata con rifiniture pre-Tatcher locata in zona 6 che divide con dei simpatici tipi che non parlano una parola d’inglese perche’ sono appena sbarcati dalla banana-boat pure loro e che inizia a lavorare vendendo fiammiferi fuori dalle boutiques a dei ricconi che non acquistano i suoi fiammiferi, ma bensi’ lo spruzzano con il fango mentre passano con le loro Porsches ridendo diabolicamente e facendogli segno di andare a quel paese, ecco posso capire uno che, racimolate un paio di sterline per un cappuccino (e quella settimana non potra’ mangiare dalla latta di roba precotta comprata alla Lidl perche’ ha speso il suo budget settimanale di 2 sterline per acquistare il sopracitato cappucino), vedendo la sfavillante panetteria/bar Princi in Wardour Street entri, ammaliato dalle pagnotte e dai muri in vero marmo e possa essere contento e pure avere le lacrime agli occhi scoprendo che tutti parlano italiano e sono italiani (tranne i cinesi che erano li’ a frotte non si sa perche’).

Posso anche capire il turista per caso, che avendo passato per 3 giorni senza un caffe’ decente e senta la mancanza delle tagliatelle di Nonna Pina perche’ non ha trovato la ‘nduia e la finocchiona al Tesco, possa essere attratto dal fatto che tutti parlino italiano e siano italiani tranne i misteriosi cinesi.

Per il resto della popolazione (o almeno per me) direi che si tratta di un fatto altamente trascurabile, al punto tale che passa dalla trascurabilita’ alla negativita’, ovvero:

O non me ne importa un fico secco

O non ci vado perche’ sono tutti italiani e possono sentire i miei discorsi durante i quali parlo delle mie perversioni sessuali o spettegolo sulle perversioni sessuali altrui.

Per cui, caro il mio giovine signore (probabilmente il manager o l’addetto alle pubbliche relazioni o l’addetto all’impastatura delle pagnotte) che ha aperto la porta a me e alla mia amica N., la smetta di cercare di ipnotizzare le giovani attraenti signorine dicendo loro che Ao’ semo tutti ‘na grande famiglia perche’ io grazie al cielo non ho parenti a Londra.

A parte questo spiacevole episodio che mi ha fatto riflettere sul fatto che probabilmente mi devo dare una calmata e essere piu’ tollerante verso il resto del genere umano il cappuccino era buono e i biscotti con i pezzettini di cioccolato pure.

C’era anche un banco insalate e cibi freddi, con i quali riempirsi lo stomaco, ma che non abbiamo mangiato.

La clientela era young trendy professional suddivisa in:

  1. Inglesi trendy, magri e in-the-know (ovvero quelli che fiutano le tendenze moda prima di te e te lo fanno pure notare)
  2. Cinesi giovani, trendy e occidentalizzati, con gli ultimi gadgets e borsette firmate (forse il motivo misterioso per cui erano li’ e’ che Princi e’ un posto trendy per quelli in-the-know e non per l’italiano appena sbarcato dalla banana-boat)
  3. Italiani. Giovani. Che vivono a Londra o che sono di passaggio perche’ turisti e non ce la facevano a stare senza cappuccino decente per piu’ di 4/5 ore.

Insomma, adesso sembra un postaccio perche’ ho passato l’ultima mezz’ora a parlare male del tipo che malauguratamente per lui era stato gentile e ci aveva aperto la porta, ma in realta’ e’ molto bello e ha pure un pezzo di vetrina che esce fuori dal resto della vetrina (Incredibbbbileee! Maggica Londra) e dei cosi tipo abbeveratoi ma senza acqua dove potete mettere le borsette.

Per cui se ci capitate comperatemi un paio di fette di torta e/o paste che erano veramente buone e goduriose.

Non metto il link del sito perche’ c’e’ solo una foto di un forno in fiamme che puo’ mettere paura ai bambini o essere pericolosa per le donne in stato interessante. E non da’ informazioni oltre a quelle sull’orario di apertura.

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