Londinese
Dopo un’assenza di un gazillione di anni dal blog, dovuta a:
- Impegni di natura professionale (si’ si’, ridete pure, ma qualche volta sono impegnata anche io sul fronte lavorativo)
- Vacanze pasquali (lo so che erano due mesi fa, ma a volte mi scrosto anche io da Londra)
- Mia nonna chef a gli stunt con la Seicento il giorno in cui dovrei prendere l’aereo per tornare e ci spedisce all’ospedale
- Impegni professionali
- Weekend di sole (30 gradi domenica scorsa, oggi 16/14 in base se hai il pc o il mac)
- Pigrizia
- Accidia
- Voglia di stare sul divano a guardare la TV
- La mia nuova addiction: http://www.youtube.com/watch?v=KRdJ49ItMnc
- Cucinare
- Farsi la doccia
- Tagliarsi le unghie dei piedi
- Prendere la metro
- Andare a pagare l’affitto
- Incontrare gente
Siamo arrivati alla data odierna.
Arieccomi.
Il parco del postino
Prima di aver trovato la porta sul futuro, ovvero il Barbican Centre il sabato pomeriggio, io e il consorte eravamo passati da un angolo di Londra che molti hanno avuto modo di conoscere indirettamente.
Si trova vicino allo Stargate: Postman’s Park, ovvero il Parco del Postino. Fu aperto nel 1880 sull’area precedentemente occupata dal cimitero della chiesa di St Botolph’s Aldersgate. Il nome deriva dal fatto che vi si trovava il quartier generale del General Post Office, in seguito abolito.
Una delle peculiarita’ di questo parco e’ che il livello del terreno e’ elevato rispetto al marciapiede, perche’ in passato a causa del poco spazio per le inumazioni si impilava la gente e la si copriva solo con un po’ di terra. Dopo una serie di epidemie di colera e casini vari furono costuiti nuovi cimiteri al di fuori di Londra, utilizzando la ferrovia per il trasporto delle salme. I cimiteri furono chiamati “Magnificent Seven”; uno dei sette e’ Highgate, il cimitero delle celebrities del diciannovesimo secolo, come Karl Marx, Christina Rossetti e George Eliot.

L’altra e’ il Memorial of Heroic Self Sacrifice, ovvero una serie di lapidi in ceramica commemorative che ricordano coloro che salvarono vite altrui a scapito della propria. Le lapidi si trovano su un muro posto sotto a un loggiato in legno, in fondo al parco.
L’idea fu di tale George Frederic Watts, pittore e scultore dell’epoca vittoriana. Dopo varie peripezie
(che non sto qui a raccontare perche’:
- Non ne ho voglia, visto che e’ venerdi’ pomeriggio
- Sto copiando e riassumendo da wikipedia, per cui vi potete leggere tutta la storia se siete particolarmente interessati
- Come al solito mi sto dilungando per secoli su cose di secondaria importanza, tralasciando il soggetto principale del post)
il memorial fu aperto nel 1900, quando Watts era troppo vecchio e malato per assistere alla cerimonia di apertura (oh, alla fine aveva 83 anni, pover’uomo). all’inzio le lapidi erano solo quattro, adesso sono 54 in tutto.
Ogni lapide racconta brevemente la storia del salvataggio e riporta il nome e l’eta’ dell’eroe o eroina. Ho avuto il piacere di notare che ci sono diversi bambini che si sono sacrficati per salvare il fratellino o la sorellina. Non perche’ io odi i bambini a tal punto, ma perche’ e’ stato sfatato il mito che ogni bambino voglia la morte del fratellino minore per poter avere piu’ giocattoli e un’eredita’ piu’ pasciuta in futuro.
L’ultima lapide e’ stata aggiunta nel Giugno 2009, per ricordare Leigh Pitt, un giovane di 30 anni che e’ morto affogato nel 2007 per salvare un ragazzino che stava affogando in un canale.

L’aneddotto riguardante questo parco e’ che nell’estate del 2003, quando il consorte era giovane e prestante, non ancora acciaccato dalla vecchiaia, dalla distruzione di tutti i suoi sogni e delle sue speranze e inoltre non aveva ancora avuto la sfiga di incontrare la sottoscritta, aveva deciso di lavorare durante le vacanze estive in un cantiere edile. E la pausa pranzo la passava, indovinate un po’? Si’ proprio nel Postman’s Park. Cosi’ un bel giorno d’estate, mentre probabilmente si stava scofanando un sausage roll o un panino con il bacon, vide il signor Patrick Marber entrare nel parco mentre parlava al cellulare. Per chi non sa chi sia Patrick Marber (e non lo biasimo perche’ io lo conosco solo di nome e non ho idea di che faccia abbia, forse adesso lo gugolo con gugol images), ve lo dico io: e’ l’autore del dramma teatrale e della sceneggiatura del film Closer, con Jude Law, Nathalie Portman, Julia Roberts, Clive Owen e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
Il consorte ovviamente (dico ovviamente perche’ senno’ la storia sarebbe un’immensa bufala inventata da lui qualche anno fa, all’inizio della nostra relazione, per rendersi piu’ figo agli occhi della sottoscritta) lo riconobbe immediatamente e ne prese nota mentale.
E fu assalito da un’ondata di immenso stupore un annetto dopo, guardando il film. “E perche’?” Vi chiederete voi, miei cari, piccoli lettori. Perche’ il Parco del Postino e’ parte integrante del film!!!!! Ebbene si’!!!! Smettetela di cercare i luoghi di Harry Potter e boiate simili e andatevene al Parco del Postino!!!!
E capirete perche’ e’ parte inegrante della trama! E non ve lo sto a dire perche’ altrimenti vi rovinerei la visione. Come quei critici cinematografici che ti raccontano la fine del film nella recensione. Quelli li’ li manderei a riesumare i morti a rischio colera, ecco dove li manderei.
Vi metto solo un indizio:

Il Barbican e’ il nuovo Stargate
Alla fine ce l’abbiamo fatta ad andare al Barbican!
E volevamo vedere i famosi ucceli suonatori!
E invece niente!
Procediamo per gradi: sabato io e il consorte ci siamo recati al Barbican.
Il Barbican e’ un quartiere residenziale con annesse altre strutture, quali un centro di arte e cultura e una scuola privata, costruito negli anni ‘60 fra Old Street e S. Paul.
Difatti, grazie all’ideona di Hitlen di bombardare Londra fra il ‘40 e il ‘41, la zona di Cripplegate (“Il cancello dello zoppo”, gia’ dal nome si deduce che la zona era un magnete per la sfiga), alla fine della guerra era rimasta tutta sgarrupata e non ci viveva piu’ nessuno.
Allora i nostri eroi, ovvero gli architetti inglesi degli anni ‘60, ben pensarono di progettare una coso fatto tutto di cemento, corredato da tre fulgide torri alte (a occhio) 30/40 km, in modo che potessero perturbare TUTTI i cittadini di Londra, anche quelli che vivono in zona 6. Oltre alle torri ci hanno infilato un piazzale con delle palafitte per gli uomini e un laghetto per le anatre e il Barbican Centre, un centro per le arti dove appunto e’ in corso la mostra sugli uccelli strimpellatori (vedi link).
http://www.barbican.org.uk/artgallery/event-detail.asp?id=9713
Dopo aver camminato per un lunghissimo tempo (almeno 3-4 minuti, nientemeno) lungo sottopassaggi battuti da venti artici e percorsi da auto che andavano a 100 all’ora come Morandi da giovane, siamo finalmente sbucati nella piazza delle palafitte.
La scena era idilliaca (forse anche dovuta al fatto che per entrare nel Barbican devi prendere un’entrata a caso e sperare in Dio di trovare quello che cerchi al piu’ presto, in modo da non passare il resto della giornata a vagare inutilmente per il set di 1984): gruppi e famigliole felici, bambini che correvano contenti, nonne che addentavano i panini e non gli si muoveva la dentiera, il sole che splendeva indisturbato…insomma, una cosa da carie totale.

Per prima cosa abbiamo deciso di andare a mangiare, visto che e’ meglio avere lo stomaco pieno, non si sa mai che possa accadere nella vita,no? Cosi’ ci siamo addentrati nella caffetteria, piena di sole e famigliole felici che magnavano a quattro palmenti. Dopo aver constatato che una baguette da mangiare al tavolo costava quasi 7 sterline e un piatto unico veniva quasi 8, abbiamo deciso di saltare il pranzo e di procedere subito con gli uccelli strimpellatori.
Ma appena varcata la soglia del Barbican Centre vero e proprio l’incubo ha deciso di manifestarsi pienamente, smettendola di prenderci per i fondelli: il sabato E’ la giornata delle famigliole felici, che poi, dopo un’occhiata piu’ da vicino, felici non era che lo fossero poi’ cosi’ tanto. Infatti i genitori erano afflitti al famoso thousand yard stare, fenomeno riscontrato fra soldati testimoni di atrocita’ indicibili. Come ci insegna la nostra amica wikipedia:
“The thousand-yard stare or two-thousand-yard stare is a phrase originally coined to describe the limp, unfocused gaze of a battle-weary soldier. The stare is a characteristic of acute stress reaction, also known as combat stress reaction, which is related to post-traumatic stress disorder.[1]
The despondent stare is a symptom displayed by victims who have succumbed to the shock of trauma by dissociation from it. The phrase originated from military circumstances, but it is a symptom of severe psychological distress that can occur anywhere, and is not unique to soldiers.”
Insomma, volevano essere da tutt’altra parte. (vedi foto rubata da wikipedia del soldato con il thousand yard stare qui sotto)

Orde di bambini avevano preso completamente piede, scorrazzando per l’atrio e invadendo tutti gli spazi possibili. Non potevi camminare senza correre il rischio di prendere a pedate qualcheduno. Anche perche’ ho notato che i bambini hanno la brutta abitudine di non rispettare il tuo personal space, anzi, ti vengono sempre fra i piedi e se non ti sposti poi so’ cavoli amari coi genitori (anche se il piede inizia a prudermi e sento la voglia di togliere il prurito prendendoli a pedate). Tutto il piano era stato trasformato in un enorme asilo, ma era peggio di un asilo perche’ erano coinvolti anche i genitori. E qui si e’ aperto il baratro, una finestra su un futuro prossimo nel quale anche io potero’ i miei figli a fare le attivita’ creative il sabato pomeriggio invece di passarlo come poi l’ho passato-ma questo a dopo.
Il consorte ha iniziato a diventare sempre piu’ nervoso, ha iniziato a girare come un forsennato evitando piu’ bambini possibile, alla ricerca non si sa di che cosa, penso una via di fuga. Abbiamo preso l’ascensore sbagliato (devo dire che gli ascensori sono una delle features giu’ ganze del Barbican,almeno su questo i nostri eroi architetti degli anni ‘60 ci hanno indovinato) e a quel punto il consorte si e’ ritrovato sull’orlo di una sincope, e con le mani tremanti e la voce rotta, ha proferito verbo: “This makes you want to run for a vasectomy”. E su questo punto non ho certo potuto dargli torto, anzi.
Alla fine, dopo un lungo vagare, siamo giunti all’entrata della mostra. Che era difficile da raggiungere vista la fila lunga metri metri e metri che si snodava per meta’ dell’atrio. E tutti quelli che aspettavano erano giovani che tentavano di ignorare la visione dei loro futuri pomeriggi leggendo depliants con espressione torva.
E sapete cosa abbiamo fatto? Abbiamo iniziato a correrecorrerecorrere e fuggirefuggirefuggire fino ad arrivare al pub. (no, in realta’ abbiamo camminato. Mica siamo cosi’ allenati, ma volevo rendere meglio l’idea).
Il prossimo post trattera’ del pub in questione e di che cosa avevamo visto prima di arrivare al Barbican.
Arrivederci e grazie!
Welcome Londinese!
Thanks!
I’m still new to tumblr, but I’m glad you like my blog!
X
I wish my Italian was good enough to thoroughly read your blog but I love what I do understand and the pictures!
Le scoperte della settimana
Mi e’ stato fatto notare da un paio di miei cari, piccoli lettori che in questi giorni sono stata piuttosto pigra con il blog.
Non faccio nomi qui, ma voi sapete chi siete.
Per questo motivo, visto che in questo preciso istante non ho un tubo da fare, lo scrivo adesso.
Riassumo le cose poco importanti che ho scoperto ultimamente:
LUNEDI’: Ho scoperto che Paris Hilton e’ l’anello mancate della catena evolutiva dall’uomo al pollo allo spiedo (ovviamente il pollo allo spiedo e’ al di sopra dell’uomo, essendo praticamente un cyborg perche’ ha parti metalliche).

MARTEDI’: Ho scoperto una persona che conosco e’ un poco stronza. No worries, non siamo amiche, per cui non me ne importa un fico secco. E come diceva Celine Dion: “My heart will go on” e il mio sicuramente andra’ go on senza indugi.

MERCOLEDI’: Ho scoperto che la squadra di calcio egiziana ha giocato trecentomila partite contro l’Algeria e finivano sempre pari per cui hanno giocato ‘ste trecentomila partite di calcio prima di potersi qualificare per i Mondiali di Calcio di quest’anno. Vi importa? A me no, ma il consorte ieri sera mi ha raccontato tutta la vicenda per filo e per segno e ho fatto finta che mi importasse almeno un pochinino. Ho anche scoperto che Crouch non e’ poi cosi’ brutto se non gli guardi troppo i dentoni. Mi era sembrato piu’ cesso agli scorsi mondiali. O forse sto diventando sempre piu’ disperata di giorno in giorno e se finisse la mia love story con il consorte potrei anche finire con Crouch che mi morde le guance con i suoi dentoni. A quel punto potrei anche morire felice, perche’ peggio di cosi’ non potrei finire e la mia vita avrebbe tutto il diritto di finire.

OGGI (GIOVEDI’): Ho scoperto che il mio treno del mattino puo’ partire anche dal binario 4, oltre che dal binario 3. Grazie al cielo la scoperta e’ avvenuta prima che il treno partisse. Ero in coma seduta su una panchina del binario 3 in preda ai famosi venti polari di Vauxhall Train Station, con un occhio chiuso e uno aperto sul “Bright Lights, Big City” di Jay MacInerney, quando mi sono resa conto che erano le 8:56 e il treno non c’era. Via via che la sto scrivendo mi accorgo che questa storia diventa sempre meno interessante e sempre piu’ noiosa, per cui passo alla storia seguente, perche’ tanto e’ andata a finire con me che prendo il treno e arrivo all’ufficio in orario.
Ho anche scoperto che hanno bisogno di un proofreader al Corriere della Sera online. Ho trovato ben due errori di spelling mentre in ufficio stavo leggendo di nascosto un paio di articoli, uno sull’omicidio di Meredith Kercher e l’altro sul gelo che tornera’ questo weekend in tutta Europa. Nel secondo caso l’errore era nel titolo “NientA primavera, torna l’inverno”. Per cui se avete contatti al Corriere della Sera, please telefonate, telefonate, telefonate e fate presente che ci sono questi errori e che io ci farei un pensierino nel caso mi offrissero un lavoro. Almeno mia nonna sarebbe contenta e mi manderebbe una fornitura di sughi per un anno perche’ tornerei in Italia.
Ho appunto anche scoperto che tornera’ il gelo in Europa. Qui e’ gia’ arrivato, ne ho avuto riprova stamane alla stazione di Vauxhall mentre ero sul binario 3.
Per il resto a Londra non e’ successo granche’.
C’e’ una mostra al Barbican sugli uccelli che suonano la chitarra. No, avete capito bene, i VOLATILI che suonano la chitarra!!!! Non mi ricordo assolutamente il nome di questa mostra, e’ ovvio, ma penso di recarmi al Barbican questo sabato, per cui I’ll keep you posted sugli uccelli che suonano la chitarra (non sono peni,non mi sono confusa, sono VERAMENTE PER DAVVERO volatili che suonano la chitarra).
(toh, ho anche trovato la foto, se non mi credete)

Boh, veramente a Londra non e’ capitato proprio un bel tubo di niente…VE LO GIURO.
(in realta’ e’ perche’ sono pigra, e’ successo uno sbotto di roba incredibile,tipo la Regina ha fatto outing sulla sua omosessualita’, Gordon Brown si e’ rotto una gamba, hanno legalizzato l’erba, Glee e’ stato visto da 45 milioni di persone ecc ecc ecc)
Fenomeni paranormali
Non so se avete mai assistito a dei fenomeni paranormali.
Io no, per culo o per sfortuna, chi lo sa, ma venerdi’ ci sono andata vicino.
Ero uscita ad acquistare una bottiglia di latte parzialmente scremato con il mio coinquilino (qui facciamo finta di tenere alla linea). Fin qui tutto normale, ma le prime persone che abbiamo visto appena messo piede fuori casa erano due amiche ventenni che portavano a spasso i loro simpatici levrieri (ho messo la foto di un levriero a caso nel caso aveste un vuoto di memoria).

Non che ci sia niente di male nel portare a spasso i propri cani, ma fino a poco tempo fa gli unici migliori amici dell’uomo che vedevo a spasso per Brixton erano:
1) Canacci feroci che sicuramente non avrebbero perso tempo a saltarti addosso e a mangiarti gli occhi (previa sbranatura della faccia) se solo tu gli avessi dato spago. Di solito appartengono ai gangster o ai gangster-wannabe che bazzicano qui e che sfoggiano catenacci d’oro al collo e cappellini da baseball anche se non hanno mai visto una partita di baseball in vita loro (non ho photoshoppato l’occhio del cane perche’ cosi’ fa piu’ rognoso).
2) Cani hippie bonaccioni. Di solito sono meticci (so che adesso dire che i cani sono bastardi non e’ politically correct, per cui mi astengo dall’offendere i possessori scassaminchia di cani bastardi) e amiconi, o forse e’ solo perche’ si beccano fumo di canna passivo tutto il giorno e vogliono scroccarti il panino.

3) Cani del mio vicino, che hanno il vizio di entrare in casa mia dalla finestra del balcone e di appostarsi sul mio letto. Non appartengono a nessuna delle due categorie; il mio vicino non e’ ne’ un gangster ne’ un hippie, perche’ lavora in IT e tiene famiglia. (Purtroppo non ho una loro foto da esibire come prova).
Insomma, di questi cani cosi’ posh a Brixton non se ne erano mai visti. La cosa strana e’ che continuando a camminare lungo Atlantic Road, passando accanto al Dogstar e poi per il mercato, ho cominciato a rendermi conto che la gente intorno a me era piuttosto strana. Non che si fossero tutti tramutati in zombies assetati di sangue (anche se sarebbe stato veramente strafigo e adesso il mio blog sarebbe famosissimo, pensate, le Zombie Chronicles o qualcosa di simile, un documento importante e sofferto). No, erano tutti cosi’, come dire…ALLA MODA.
Era come se tutti avessero scoperto dall’oggi al domani che esistono delle tendenze in fatto di vestiario. Come se ci fosse stato un solitario Cristoforo Colombo che avesse attraversato il Tamigi con le sue caravelle e avesse portato indietro uno sbotto di vestiti trendy, come faceva Marino Groovy negli anni ‘80, quando, al volante di un gippone a 4 route motrici e con Artie Shaw in sottofondo, spogliava l’America per noi toscani (http://www.youtube.com/watch?v=IUSoW6PazQk vedi video veramente imperdibile).
Bando alle casalinghe coi culi grossi e i cappellini di pile in inverno e gli infradito sbrilluccicosi ai piedi callosi d’estate, bando alle vecchiette coi carrelli a trascino e i cappottini demode’, bando ai disoccupati che vagano dal pub alla sala scommesse di Electric Avenue e largo alle frotte di giovani virgulti con i loro baffetti ironici e le pelliccie in nylon.
Di per se’ non me ne importa molto di come si vesta la gente, soprattutto quelli che non conosco; il problema e’ che se Brixton continua nella sua ascesa verso il trendy selvaggio potrebbe diventare una seconda Shoreditch. Anche Shoreditch di per se’ non e’ male, ci sono un sacco di posti dove andare la sera ecc ecc. Il problema e’ che appena una zona viene “scoperta” c’e’ la prima ondata di gente trendy, che viene seguita da una seconda ondata di gente meno trendy e cosi’ via, fino a che si aprono due opzioni: o diventa una zona prettamente turistica e ultra commercializzata o diventa una zona per ricconi e percio’ non te la puoi permettere a meno che tu non guadagni 100mila sterline all’anno (+bonus, ovviamente).
Sembra che in passato a Londra non ci siano state vie di mezzo, come potete vedere, ad esempio, Carnaby Street:
Anni ‘60:

E oggi:

Se non vi sembra che ci siano delle grosse differenze, pensate al fatto che prima questa via era l’emblema della moda giovane, delle tendenze che tutti i ragazzi negli anni ‘60 seguivano, adesso ci sono le catene tipo Miss Sixty, Whittard’s (te’ e caffe’), Size? (scarpe) e altri negozi che trovi un po’ da tutte le parti.
Non e’ che voglia impedire alla gente di trasferirsi nel mio quartiere, e’ che vorrei proteggerlo dall’assalto della noiosita’ e omologazione che imperversano in molte altre parti della citta’.
Tutto qui.
P.S.
Spero solo che questi stronzi spariscano prima che inizino ad alzare gli affitti e arrivino quelli delle gite di quinta con i cappellini da jolly con la stampa dell’Union Jack come si vedono a Camden Town.
All the young kids on crack (they deserve something better, let’s give them something back)
Siccome vedo che in Italia tutti quanti stanno parlando di Morgan, voglio scrivere anche io delle mie avventure all’insegna del crack.
L’altra sera (ovvero sabato), mi ero accinta a passare la nottata a guardare un documentario in piu’ puntate su un argomento a dir poco incandescente: il sesso e il cinema.
Una roba da seratona all’insegna del rutto libero e grattata di culo perche’ avevo:
- Per l’appunto il suddetto documentario scroccato dallo Sky Player dei genitori del mio coinquilino
- Piumino con copripiumino appena lavato
- Numero 2 cuscini prelevati dal letto
- Sotto della tuta da scally comperata da Primark
- E stavo pure gia’ scaldando l’olio nella padella per fare i popcorn (oh, sono professional)
Quando (colpo di scena):

Il consorte riappare dalle brume dalle quali era stato inghiottito 5 minuti prima (non di piu’) per dirmi che dovevo andare pure io al compleanno del nostro vicino di casa.
Ora non vorrei sembrare una persona asociale e pure un po’ stronza, ma gia’ che mi ci e’ voluto un mese per far arrivare i sensi di colpa del mio coinquilino a livelli abnormi perche’ guarda sempre film d’azione, per cui adesso non li guarda piu’ se non in camera sua (anche se per me una volta ogni tanto va pure bene, e’ quando ti becchi Transformers, Bad Boys, Mad Max, Arma Letale, Aliens, Predator Vs Qualcheduno, Terminator e altri supereroi ovviamente in TUTTI i numeri di TUTTA la saga per 5 ore di fila minimo che inizi a sognarti i film tratti da Jane Austen a ripetizione e pensi che erano bei tempi quando tutto quello che dovevi fare nella vita era accalppiarti un marito ricco e passare i successivi 25 anni a sfornare figlioli). Avevo finalmente, dopo tanto tribolare, raggiunto il mio supremo obbiettivo e avevo la TV tutta per me di sabato sera. E stavo pure per fare i popcorn belli caldi da gustare sotto al piumino sul divano con 2 cuscini del letto…non me ne vogliate, ma andare a ‘sto compleanno non era esattamente nella mia top 50 delle cose da fare sabato.

Insomma, tanto per farla breve la strategia dei sensi di colpa ha funzionato (consorte con gli occhioni da cucciolo che dice che il nostro vicino c’e’ rimasto male ed e’ sull’orlo del baratro a causa della mia defezione), m’e’ toccato vestirmi (e pure truccarmi) e andare.
Ora, io non e’ che con il mio vicino non ci voglia parlare, ma non lo capsico quando parla. E’ di Saint Vincent e c’ha un accento talmente forte che veramente non riesco a capire una mazza, di solito indovino l’argomento, ma a volte nemmeno quello. Inoltre era gia’ bello brillo, per cui l’unico discorso che era capace di fare era quello per cui io, il consorte, lui e la moglie eravamo tutti una grande famiglia e il destino ci aveva uniti e io dovevo essere la migliore amica della moglie ecc ecc ecc…
Ci hanno offerto da mangiare, purtroppo avevamo gia’ mangiato a casa e non abbiamo fatto troppo onore, anche se era tutto molto buono, al pesce fritto e al curry di montone caraibico (il curry, non il montone).
Gli altri invitati alla festa (oltre a noi) erano:
- La moglie, che mi sta simpatica perche’ l’altro giorno mi ha regalato la salvia c’ha pure la foto con David Bowie in salotto (prima o poi le do’ un colpo in testa e gliela frego e ci photoshoppo la mia faccia anche se e’ una foto anni ‘80, magari ci photoshoppo la mia testa degli anni ‘80 con le codine per renderla piu’ veritiera e far credere alla gente che sono amica di Dave).
- Il loro coinquilino, che per mesi ho creduto che fosse il fratello di lei quando invece non lo era e mi pare si chiami o Rob o Bob.
- Un tipo un po’ cicciotto col maglione blu seduto sul divano che per tutto il tempo ha guardato la partita di calcio e sembrava un po’ annoiato. E ovviamente non ho capito come si chiamasse.
- Un signore con i capelli afro bianchi e gli occhiali da vista che si chiamava Lloyd, pure lui di Saint Vincent, ma che si capiva di piu’ quando parlava e che aveva decisamente il look migliore della serata.
- Il cugino del mio vicino, che non ho capito come si chiamava, ma che ho messo per ultimo perche’ e’ stato l’ospite-rivelazione della festa. Il look era composto da un completo nero di tre taglie piu’ grosso, per cui pensavo che avesse il braccio destro un po’ atrofizzato, e cappellino da baseball del Manchester United.
Non mi ricordo nemmeno perche’ ho scritto il 90% di questo post…ah, si’ le mie avventure col crack.
Il cugino ha iniziato ad passare una strana pipetta, non sapevo che cosa contenesse, mi dissero che era una cosa buona e sana, che mi avrebbe fatto bene….e invece era crack e adesso sono come Morgan, non potro’ mai cantare a Sanremo e la mia vita’ e’ rovinata, ho gia’ molte piu’ rughe in viso rispetto a sabato sera e ho perso 7 chili e i miei vestiti sono ancora piu’ demode’ di prima.
Non e’ andata cosi’ anche se forse mi avrebbe risolto la serata e adesso sarei 7 chili di meno.
La triste verita’ e’ che ho passato il sabato sera a ballare con l’ospite-rivelazione del compleanno, il cugino 50enne con la fidanzata a Leicester. E non lo capivo quando parlava perche’ oltre all’accento caraibico aveva piu’ o meno cinque denti in bocca e invece di parlare urlava e si dimenava, che pareva posseduto dal demonio. E rideva tutto il tempo.
E alla fine mi ha pure detto (questa l’ho capita perche’ pensavo di non averla capita, ma la reazione del mio vicino me l’ha fatta capire chiaramente perche’ lui l’ha capita e si e’ incavolato come un furetto):
“La prossima volta si tromba”
Io ho fatto finta di niente perche’ pensavo che fra tutti i discorsi che erano stati fatti non avevo potuto capire proprio quello li’, che sicuramente erano state dette delle cose piu’ interessanti durante il corso della serata dalle quali avrei potuto attingere saggezza e conoscenza e invece no.
E il consorte ha capito invece che il cugino faceva uso di crack, ma io no perche’ ovviamente ho passato la serata a fare finta di capire che cosa stessero dicendo le persone accanto a me e a bere prima birra e poi brandy & cola per dimenticare.
E a pensare al documentario che mi stavo perdendo.
Poi dicono che a Londra ci si stradiverte un casino che manco te l’immagini.
Si’ si’.
P.S. Rileggendo questo post ho capito di essere una persona sostanzialmente asociale e pure un po’ stronza.
Princi: un pezzo d’Italia a Soho (tanto pe’ cambia’)
Questo blog e’ un po’ morto, direte voi.
O magari non direte niente, cosa piu’ probabile.
Il fatto e’ che in questo ultimo periodo, tanto per essere originali e interessanti, la vita mi sta andando un po’ storta. O forse e’ solo il clima glaciale che mi sta facendo gelare le mani e il sedere e non riesco a pensare (il mio cervello deve essere stranamente collegato al sedere).
Insomma, sono entrata in letargo e non riesco piu’ a uscirne.
In compenso quest’oggi, per tirare su il morale a tutti voi miei piccoli lettori, vi dico che se vi sentite lontani dall’Italia, un po’ homesick e avete voglia di un cappuccino buono servito da gente che parla la vostra stessa lingua,andate da Princi a Soho.
Io ci sono andata un paio di settimane fa con la mia amica N., assieme alla quale ho bruciato un po’ della mia giovinezza in quel di Manchester verso meta’ Noughties. Adesso siamo vecchie e distrutte dalla vita, per cui abbiamo raccolto i nostri sogni calpestati e umiliati per ritrovarci a fare due chiacchiere.
Ci eravamo nuovamente incontrate per caso nel Topshop di Oxford Circus nel Gennaio del 2009. Se ci siete stati sapete che incontrarsi li’ e’ veramente un caso, vista la grandezza del negozio e l’alto numero di mandrie allo stato brado alla ricerca dell’ultima borsetta trendy.
Ci eravamo ripromesse di rivederci, infatti abbiamo impiegato solo un anno per fissare una serata all’insegna delle chiacchiere e dello spetteguless. (Siamo pigre e non ce ne vergogniamo).
Per cui abbiamo fissato (o meglio N. ha fissato) l’appuntamento da Princi in Wardour Street. C’ero passata davanti qualche volta, ma non avevo mai osato entrarci perche’ mi aveva sempre dato l’idea di uno di quei posti in cui ti fanno pagare 5 sterline per un tozzo di pane biologico.

Comunque sia siamo entrate, grazie anche a un simpatico giovane signore che ha aperto una delle porte in vetro massiccio per noi. Ci ha anche incoraggiate, perche’ ha sentito che stavamo parlando italiano (la mia amica e’ infatti di origine italo-camdeniana), sottolineando il fatto che li’ erano tutti italiani.
ORA:
Capisco uno che, appena tolti i vestiti dalla valigia di cartone, messa la suddetta valigia in cima all’armadio della propria cameretta in una casa popolare non ristrutturata con rifiniture pre-Tatcher locata in zona 6 che divide con dei simpatici tipi che non parlano una parola d’inglese perche’ sono appena sbarcati dalla banana-boat pure loro e che inizia a lavorare vendendo fiammiferi fuori dalle boutiques a dei ricconi che non acquistano i suoi fiammiferi, ma bensi’ lo spruzzano con il fango mentre passano con le loro Porsches ridendo diabolicamente e facendogli segno di andare a quel paese, ecco posso capire uno che, racimolate un paio di sterline per un cappuccino (e quella settimana non potra’ mangiare dalla latta di roba precotta comprata alla Lidl perche’ ha speso il suo budget settimanale di 2 sterline per acquistare il sopracitato cappucino), vedendo la sfavillante panetteria/bar Princi in Wardour Street entri, ammaliato dalle pagnotte e dai muri in vero marmo e possa essere contento e pure avere le lacrime agli occhi scoprendo che tutti parlano italiano e sono italiani (tranne i cinesi che erano li’ a frotte non si sa perche’).
Posso anche capire il turista per caso, che avendo passato per 3 giorni senza un caffe’ decente e senta la mancanza delle tagliatelle di Nonna Pina perche’ non ha trovato la ‘nduia e la finocchiona al Tesco, possa essere attratto dal fatto che tutti parlino italiano e siano italiani tranne i misteriosi cinesi.
Per il resto della popolazione (o almeno per me) direi che si tratta di un fatto altamente trascurabile, al punto tale che passa dalla trascurabilita’ alla negativita’, ovvero:
O non me ne importa un fico secco
O non ci vado perche’ sono tutti italiani e possono sentire i miei discorsi durante i quali parlo delle mie perversioni sessuali o spettegolo sulle perversioni sessuali altrui.
Per cui, caro il mio giovine signore (probabilmente il manager o l’addetto alle pubbliche relazioni o l’addetto all’impastatura delle pagnotte) che ha aperto la porta a me e alla mia amica N., la smetta di cercare di ipnotizzare le giovani attraenti signorine dicendo loro che Ao’ semo tutti ‘na grande famiglia perche’ io grazie al cielo non ho parenti a Londra.
A parte questo spiacevole episodio che mi ha fatto riflettere sul fatto che probabilmente mi devo dare una calmata e essere piu’ tollerante verso il resto del genere umano il cappuccino era buono e i biscotti con i pezzettini di cioccolato pure.
C’era anche un banco insalate e cibi freddi, con i quali riempirsi lo stomaco, ma che non abbiamo mangiato.
La clientela era young trendy professional suddivisa in:
- Inglesi trendy, magri e in-the-know (ovvero quelli che fiutano le tendenze moda prima di te e te lo fanno pure notare)
- Cinesi giovani, trendy e occidentalizzati, con gli ultimi gadgets e borsette firmate (forse il motivo misterioso per cui erano li’ e’ che Princi e’ un posto trendy per quelli in-the-know e non per l’italiano appena sbarcato dalla banana-boat)
- Italiani. Giovani. Che vivono a Londra o che sono di passaggio perche’ turisti e non ce la facevano a stare senza cappuccino decente per piu’ di 4/5 ore.
Insomma, adesso sembra un postaccio perche’ ho passato l’ultima mezz’ora a parlare male del tipo che malauguratamente per lui era stato gentile e ci aveva aperto la porta, ma in realta’ e’ molto bello e ha pure un pezzo di vetrina che esce fuori dal resto della vetrina (Incredibbbbileee! Maggica Londra) e dei cosi tipo abbeveratoi ma senza acqua dove potete mettere le borsette.
Per cui se ci capitate comperatemi un paio di fette di torta e/o paste che erano veramente buone e goduriose.
Non metto il link del sito perche’ c’e’ solo una foto di un forno in fiamme che puo’ mettere paura ai bambini o essere pericolosa per le donne in stato interessante. E non da’ informazioni oltre a quelle sull’orario di apertura.
This song is just perfect
